Sergio Calcagnile

Sergio Calcagnile.

Sergio Calcagnile è venuto a trovarci sul nostro blog per parlarci un po’ di sé.

Ha risposto alle nostre domande per aiutarci meglio a capire il suo mondo e tutto ciò che riguarda la sua arte.

Ciao, Sergio, benvenuto sul mio blog. Parlaci un po’ di te.

Innanzitutto buongiorno a tutti e grazie per questa splendida opportunità dell’intervista.

Sono un esordiente, appassionato di scrittura, che nell’ultimo anno ha scoperto quest’arte, di cui ignoravo totalmente l’esistenza, forse o soprattutto per la poca fiducia rivoltami dalle scuole varie o anche dal lavoro stesso.

Credo che a volte abbiamo delle qualità creative insite in noi, di cui ignoriamo l’esistenza e che vengono fuori inconsciamente a seguito di strane coincidenze, a volte avanti negli anni (come nel mio caso), oppure a volte immediatamente.

Non so se sia preferibile l’uno o l’altro caso, perchè l’esperienza, alla fine ti agevola e non poco.

Sono un dipendente di uno studio professionale di Milano alquanto importante, e sono un padre di famiglia di due bambini rispettivamente di sei anni (sara) e otto mesi (daniele), con una moglie (gisella) che rappresenta la mia forza, la mia ispirazione e la mia…”messa a terra” dai facili entusiasmi!

Come è nata la tua passione per la scrittura e a che età hai scritto il tuo primo romanzo?

La passione è nata l’anno scorso,  con dei racconti horror utili ad essere inseriti in una collana di una casa editrice.

Mi offrii ad una conoscente della stessa casa editrice proponendole di inviarle qualcosa di attinente, ma credo che quella persona non li abbia neanche letti, liquidandomi con la solita frase “non è compatibile con la nostra linea editoriale”. Oppure semplicemente li lesse e non le piacquero.

Ne rimasi deluso perchè non mi disse neanche dove e come migliorarmi e me lo sarei aspettato, essendo persona conosciuta.

Allora cominciai a sondare in giro se fossi proprio una “capra” o meno, ed era diventata proprio una questione di principio.

Prima di abbandonare tutto  inviai altri racconti dello stesso genere horror a destra e a manca, e, con le prime pubblicazioni, mi resi conto che effettivamente qualcosa girava nel senso giusto.

Cominciai a scrivere sempre più di frequente, fino ad avere una pubblicazione di altro racconto di narrativa, per arrivare alle prime proposte a pagamento che ovviamente trascurai.

Dopo vari giri mi proposero la pubblicazione di un romanzo horror, di prossima pubblicazione, dal nome “Uru”, su un folletto salentino, da parte di una casa editrice non a pagamento.

Accettai al volo e in effetti uscirà a settembre o ottobre di quest’anno.

Nel mentre scrissi un altro romanzo breve dal titolo “Nonno Egeo”, e la casa editrice non a pagamento dal nome “Nuova Santelli Editore” mi propose la pubblicazione immediata del manoscritto, che così divenne il mio primo libro pubblicato.

Generalmente quando preferisci scrivere? C’è un momento particolare della giornata che preferisci dedicare a questa tua passione?

Durante il giorno, non c’è un orario particolare.

Quando ho un momento di “buco” mi metto a scrivere cercando di non intaccare famiglia e lavoro.

Ma è complicato cercar di non incidere nell’uno e nell’altro caso, perchè riconosco che la testa, nello scrivere, se ne va per conto suo e vive in un mondo parallelo.

Mi piacerebbe tantissimo dedicarmi alla scrittura durante la notte, quando c’è silenzio e non si sente nulla al di fuori delle auto che passano.

Credo che se mi capitasse una circostanza del genere, proverei ad immergermi anima e corpo.

Non nascondo che mi piacerebbe la scrittura potesse diventare una mia attività lavorativa, anche se secondaria, ma riconosco che non è semplice. Soprattutto ho paura si perda il senso creativo delle cose.

Parlaci della tua opera di esordio.

Nonno Egeo è un libro breve che tratta di una vicenda realmente vissuta da parte di mio Nonno, che si chiamava in realtà Michele, Lino come diminutivo.

La vicenda si svolge durante la seconda guerra mondiale.

Nonno mi raccontava questa storia prima di andare a dormire, insieme a mio fratello Marcello.

Mi è capitato di scriverla per proporla per un concorso e, siccome è stata scartata per quella circostanza, decisi di proporla a case editrici di cui la Santelli Editore.

Cosa hai provato la prima volta che hai scritto la parola fine ad una tua opera?

Un godimento. Ma attenzione: la prima volta che scrissi la parola fine credevo che il libro non sarebbe potuto finire così.

E allora l’ho continuato inserendo un epilogo.

Nulla da fare, non mi convinceva. Non mi soddisfaceva.

Così l’ho ripreso dall’ultimo capitolo, l’ho finito come dicevo e sono rimasto soddisfatto.

Non è facile descrivere la sensazione quando finisci di scrivere.

Ti senti appagato e felice…ma subito dopo il vuoto…vorresti ricominciare a scrivere.

Cambiare storia, personaggi, emozioni.

Poi però ti calmi, torni a terra e pensi che devi anche farlo valutare e nel caso positivo, promuoverlo. E subentrano altre situazioni.

Di cosa parla il tuo prossimo libro?

Il mo prossimo libro parla di un eroe di guerra della seconda guerra mondiale, (sbarco in Normandia) un periodo assai da me battuto grazie alle conoscenze trasmessemi da mio padre, il quale eroe, grazie alla musica riuscì a salvare un pugno di persone.

Si chiama Col Jack.

Da quali elementi sei partito per scrivere Nonno Egeo?

Per qualsiasi ispirazione parto sempre dalle conversazioni con mia moglie, (spero un giorno di parlarne coi miei figli, magari scrivendoli insieme a loro),

o anche parlandone coi miei amici, tra cui c’è Luca Galimberti, un mio grande amico nonchè socio musicale, con cui creiamo insieme i pezzi che danno la colonna sonora ai libri e con cui dialoghiamo insieme sulla tematica da proporre alla gente.

Poi può succedere anche che traggo ispirazione da un libro che sto leggendo, come anche da una goccia d’acqua che cade sul pavimento dandomi l’impulso per scrivere di qualcosa.

Nel caso di Nonno Egeo mi è venuto in mente mio nonno che mi raccontava quella storia. Credo di averlo sognato e lì mi è partito il tutto. Poi ti fai trascinare dall’anima e inizia il viaggio.

Parlaci dei suoi personaggi. C’è qualcuno di loro che ti è entrato particolarmente nel cuore?

Beh sì, sia il nonno stesso, che la nonna Gentile, sua moglie, la persona che sta sempre dentro di me e costantemente mi assiste. Personaggio del libro anche se non protagonista.

Altro personaggio assai a cuore è Rosario, il naufrago vicino a mio nonno.

Un uomo simpatico e di cuore.

La cosa che tengo è dare ad ognuno di loro una caratterizzazione specifica, facendoli sembrare costantemente come personaggi dei giorni nostri, coi nostri modi di vedere e sentimenti.

I tuoi romanzi possono essere letti da tutti o c’è una particolare fascia d’età a cui ti rivolgi?

Mi rivolgo a tutti.

A uomini, donne, bambini di tutte le età per quanto riguarda questi libri di narrativa storica.

Poi invece, quanto agli horror, nonostante si tratti di horror vecchia maniera alla Lovecraft, ovviamente la direzione è verso gli adolescenti ed adulti.

Adesso una domanda un po’ provocatoria. Secondo te, quando una persona, che ha la passione per la scrittura, può definirsi uno scrittore?

Aldilà di quanti libri uno scrittore abbia pubblicato (girano le voci che uno scrittore sia identificato come tale quando gli abbiano pubblicato almeno tre manoscritti…ma io ne ho seri dubbi), o quanto sia famoso, è importante riuscire a coniugare l’arte del saper scrivere bene con la capacità di poter esprimere dei sentimenti e soprattutto comunicarli al lettore.

E’ vero che il primo lettore dei tuoi libri sia lo scrittore stesso, ma è anche vero che non tutti riconoscano la reale sensibilità dello scrittore.

Pertanto, nel momento in cui la maggior parte delle persone ti considera oggettivamente capace di coniugare queste due qualità, forse potresti aver raggiunto il primo passo per diventare una persona capace di scrivere.

Ma per quanto mi riguarda credo di esserne ancora molto lontano, nonostante i miei 51 anni. Spero nel tempo di acquisire tale capacità di comunicare attraverso la scrittura, cosìcche un giorno (gli altri) possano magari definirmi scrittore.

Al momento mi ritengo solo un ordinario comunicatore.

Grazie mille

 

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