Gualtiero Ferrari

Gualtiero Ferrari.

Gualtiero Ferrari è venuto a trovarci sul nostro blog per parlarci un po’ di sé in modo che tutti noi possiamo conoscerlo meglio.

Lo abbiamo già conosciuto perchè insieme abbiamo parlato del suo ultimo libro Zetefobia, un bellissimo libro che parla di un’apocalisse zombie ambientata a Torino.

  1. Ciao, benvenuto sul mio blog. Parlaci un po’ di te.

Ciao. Mi chiamo Gualtiero Ferrari. Sono nato a Torino, dove tutt’oggi risiedo con mia moglie e mio figlio, e dove lavoro in un’azienda di meccanica di precisione. e Zetafobia è il mio primo romanzo.

  1. Come è nata la tua passione per la scrittura e a che età hai scritto il tuo primo romanzo?

Zetafobia è il mio primo romanzo quindi possiamo dire che ho iniziato tardi, più vicino ai cinquanta che ai quaranta, ma arrivare a questo punto è stato un percorso lungo.

Sin da giovane ho sempre apprezzato il genere fantasy di cui ho letto molto. Il signore degli Anelli di Tolkien, Shannara di Tierry Brooks e altri ancora.

Questa inclinazione mi avvicinato ai giochi di ruolo, quali il celeberrimo Dungeons and Dragon, cui mi sono dedicato per anni.

E proprio grazie a questo genere di giochi ho iniziato a scrivere di mondi fantastici e creature mitologiche.

All’inizio è stato funzionale al divertirsi con gli amici, in seguito è diventato una passione sino a sfociare nella pubblicazione.

  1. Generalmente quando preferisci scrivere? C’è un momento particolare della giornata che preferisci dedicare a questa tua passione?

In realtà non è una preferenza. Scrivo la sera tardi e di notte perché di giorno lavoro.

  1. Parlaci della tua opera di esordio.

Zetafobia è un romanzo di genere “horror”, più precisamente appartiene al sottogenere “zombie novel”.

La prima stesura mi ha preso un anno di vita e quando mi sono sentito pronto ho partecipato a un prestigioso Premio Letterario.

Non avevo però passato le selezioni nonostante diversi giudizi lusinghieri.

Avevo ricevuto solo un paio di stroncature, ma una in particolare mi aveva infastidito visto che criticava lo stile e rimarcava numerose ripetizioni.

Aveva ragione lei.

Era stata l’unica a non lasciarsi trascinare dalla storia e a rimanere obiettiva. Non potrò mai ringraziarla abbastanza.

Da quel momento ho accantonato la tastiera e mi sono messo a studiare. Ho frequentato alcuni workshop, diversi corsi on-line e ho letto molto, moltissimo sulle tecniche di scrittura creativa, iniziando dallo “show don’t tell”.

È stata dura ma anche gratificante.

  1. Cosa hai provato la prima volta che hai scritto la parola fine ad una tua opera?

Soddisfazione e timore. Soddisfazione per aver dato il meglio di me. Timore per paura di non aver fatto abbastanza.

  1. Di cosa parla il tuo ultimo libro?

Come spiegato si tratta di un Horror. Il protagonista difende la propria famiglia durante un’apocalisse zombie alle porte di Torino.

  1. Da quali elementi sei partito per scrivere questo libro?

Dalla domanda più banale del mondo: se succedesse davvero?

  1. Parlaci dei suoi personaggi. C’è qualcuno di loro che ti è entrato particolarmente nel cuore?

Il protagonista è un benestante psicotico medio borghese. Sposato con una bella moglie e un figlio che ama. Il personaggio che più mi sono divertito creare è l’incarnazione della sua paranoia.

  1. I tuoi romanzi possono essere letti da tutti o c’è una particolare fascia d’età a cui ti rivolgi?

Nonostante il genere ho cercato di evitare, per quanto fosse possibile, scene troppo crude. Certo non suggerirei il mio romanzo come lettura della sera ma un preadolescente potrebbe leggerlo senza problemi.

  1. Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ho terminato di buttare giù gli appunti per il secondo capitolo di quella che potrebbe diventare una saga zombie.

  1. Quale consiglio daresti ad una persona che sta per scrivere il suo primo libro e sta per entrare a contatto con questo mondo per la prima volta?

Studiate. Lo so che è noioso ma serve. Ci sono i geni che vincono i Nobel, ma anche loro hanno sudato all’inizio. E forse anche dopo.

  1. Adesso una domanda un po’ provocatoria. Secondo te, quando una persona, che ha la passione per la scrittura, può definirsi uno scrittore?

In generale non amo le definizioni. Le trovo troppo rigide, tuttavia direi che una persona diventa uno scrittore quando il resto del mondo lo riconosce come tale.

 

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