Alfonso Stile.

Alfonso Stile

Alfonso Stile è l’autore del rifugio delle anime e ha risposto alle nostre domande per permettere a coloro che seguono il mio blog di conoscerlo meglio.

Ciao, Alfonso, benvenuto fra noi. Raccontaci un po’ di te.

Mi chiamo Alfonso Stile, sono nato a Torre del Greco in provincia di Napoli nel 1986.

Sono una persona onesta, seria, determinata e socievole.

Sono laureato in Ingegneria Gestionale e nutro una grande passione per la  fisica, la scrittura creativa, il calcio e la teologia.

Dopo l’università ho provato diversi lavori, la mia ultima esperienza è quella di portalettere presso Poste Italiane.

Attualmente lavoro come operatore call center presso la società Almaviva con sede a Napoli.

Ho cominciato a scrivere circa sette anni fa pubblicando il mio primo romanzo, dando così il via alla mia carriera di scrittore.

Ho pubblicato diversi romanzi e la mia aspirazione più grande è quella di fare lo scrittore a tempo pieno. Sono molto credente e frequento con assiduità il mondo della chiesa.

Come è nata la tua passione per la scrittura e a che età hai scritto il tuo primo romanzo?

Durante il liceo la letteratura italiana è sempre stata la mia materia preferita, ma la passione per la scrittura l’ho scoperta solo sette anni fa, all’età di venticinque anni, quasi per caso.

Ho cominciato a scrivere un romanzo per gioco, cercando di fissare sul foglio tutta la mia voglia di avventura. Da quel momento in poi non mi sono più fermato.

Generalmente quando preferisci scrivere? C’è un momento particolare della giornata che preferisci dedicare a questa tua passione?

Generalmente preferisco scrivere di mattina, a mente fresca, perché ritengo che in quella parte della giornata sia più facile elaborare idee buone e soprattutto originali. Spesso mi capita però di scrivere anche di pomeriggio.

Parlaci della tua opera di esordio.

La mia opera di esordio si intitola Le chiavi dell’armonia. Si tratta di un thriller religioso, sulla scorta di romanzi celeberrimi come Il codice Da Vinci.

Racconta la vicenda di Carl ed Emanuel Smith, padre e figlio, che si trovano alle prese con una carta misteriosa lasciata loro in eredità.

Per scoprire i segreti nascosti da quest’oggetto intraprenderanno un viaggio avventuroso che, dal Canada, li condurrà in Tanzania.

Qui, grazie all’aiuto di un uomo e della Divina Provvidenza, riusciranno a comprendere il vero scopo del loro viaggio: l’eletto, grazie alla sua purezza, potrà raggiungere una dimensione di pace e perfetta armonia.

Cosa hai provato quando hai scritto la parola fine su una tua opera?

Il sentimento che si prova quando si conclude un romanzo è difficile da descrivere. Io non sono genitore, ma credo che si provi la stessa gioia di quando viene al mondo un figlio: una sensazione di incomparabile felicità!

Di cosa parla il tuo ultimo libro?

L’ultimo libro che ho pubblicato si intitola Nanocraft, un termine inglese che vuol dire letteralmente “micro-navicella”.

Il romanzo infatti parla dell’esplorazione spaziale, e più in generale del desiderio dell’uomo di andare sempre oltre i propri limiti.

Si basa su un’idea del compianto astrofisico inglese Stephen Hawking, che aveva progettato di inviare delle minuscole navicelle spinte da raggi laser verso il sistema stellare di Proxima b, la stella più vicina a noi, che si trova a soli quattro anni luce dal sistema solare.

Il romanzo parla dello sviluppo di questo progetto, ma di fatto è anche un’inchiesta sui misteri dell’universo, in primis quello legato all’esistenza di forme di vita intelligente su altri pianeti.

Da quali elementi sei partito per scrivere questo libro?

Per scrivere questo romanzo ho attinto molto dalla mia storia personale.

Il protagonista, infatti, non è altro che un mio alter ego, un giovane ingegnere che sogna di contribuire in prima persona alla storia dell’esplorazione spaziale.

E poi mi sono basato sull’idea geniale di Stephen Hawking, che per me è sempre una ottima fonte di ispirazione, ovvero mandare micro navicelle nello spazio interstellare.

Parlaci dei personaggi. C’è qualcuno di loro che ti è entrato particolarmente nel cuore?

Inutile dire che il personaggio di questo libro cui sono legato maggiormente è Alfonso Aurilia, il mio alter ego, un giovane ingegnere che nutre una passione smodata per la fantascienza.

Egli incarna perfettamente la mia voglia di avventura, il mio desiderio di indagare l’ignoto e di superare i limiti umani.

L’altro personaggio di questo libro a cui sono legato è il simpatico Ed Ross, l’addetto alla sicurezza del Marshall Space Flight Center.

Egli è per Alfonso una vera guida, un amico su cui poter sempre contare e che non delude mai

I tuoi romanzi possono essere letti da tutti o c’è una particolare fascia d’età a cui ti rivolgi?

I miei romanzi possono essere letti facilmente da tutti.

Certo, non sono per bambini, data la complessità di alcuni temi trattati e la violenza di alcune scene descritte. I miei libri sono rivolti ad un pubblico che ama sognare, che intende vivere emozioni forti, e soprattutto che adora l’avventura.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Devo organizzare la presentazione di Nanocraft che è appena uscito, inoltre ho due romanzi, La città dei viventi e Codice Newton, che sono già sotto contratto con due case editrici differenti e che sono in fase di editing.

Ma io non mi fermo mai, infatti sto scrivendo nel tempo libero un nuovo romanzo, un’avventura militaresca ambientata su un’isola dell’oceano Pacifico meridionale.

Quale consiglio daresti ad una persona che sta per scrivere il suo primo libro e sta per entrare a contatto con questo mondo per la prima volta?

Il consiglio che mi sento di dare ad uno scrittore esordiente è quello di non fermarsi alla prima difficoltà, di fissare sul foglio tutte le proprie emozioni, di far volare alto la fantasia, di lasciarsi trasportare dall’entusiasmo. Solo così l’opera che verrà realizzata sarà un’opera valida.

Adesso una domanda un po’ provocatoria. Secondo te, quando una persona, che ha la passione per la scrittura, può definirsi uno scrittore?

Secondo me una persona che ama la scrittura e che non può farne a meno può già definirsi uno scrittore. Certo, poi c’è la componente economica: non tutti, infatti, riescono a vivere di scrittura.

Purtroppo viviamo in un’epoca nella quale tutto ciò che facciamo viene “santificato” solo se riesce a produrre soldi. E’ triste, ma è così! Il mio sogno più grande è quello di poter fare lo scrittore a tempo pieno, e magari diventare un autore di best seller.

Ma già adesso mi sento uno scrittore.

 

 

 

 

 

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